Author: Antonella

A Cardile nasce un laboratorio tessile

Cardile ha deciso di non porre nel dimenticatoio l’antica tradizione della lavorazione del lino attraverso la nascita del laboratorio tessile “Il Cardo”, una costola dell’Associazione Culturale Sportiva “Martiri Riccio”

Arrivando a Cardile è possibile ammirare un murales, realizzato da Antonio Suriano, in cui sono presenti i momenti salienti inerenti la coltivazione e la lavorazione del lino, un prezioso filato che ha dato a questo piccolo paese il nome e la notorietà nel corso degli anni. Storicamente, infatti, il nome Cardile deriva da “cardo”, uno strumento utilizzato per la lavorazione del lino e i cardilesi erano noti soprattutto per la loro attività di cardatori di lino. Questo tessuto è sempre più richiesto nel campo della moda e non perde il suo fascino nonostante a esso siano subentrate numerose fibre più o meno artigianali. Per questo Cardile ha deciso di non porre nel dimenticatoio l’antica tradizione della lavorazione del lino attraverso la nascita del laboratorio tessile “Il Cardo”, una costola dell’Associazione Culturale Sportiva “Martiri Riccio” ...continua  abc

4^ lezione: sulla “Fratellanza”

Lo scorso 15 febbraio 2018  si è svolta la 4^ lezione di don Angelo sulla “Fratellanza”

Riprendiamo gli incontri che hanno come argomento centrale “alla ricerca dei fratelli” con la storia di Giuseppe, tradito e abbandonato, che va alla ricerca poi dei fratelli. Questi fratelli erano numerosi e avevano un padre: Giacobbe. Quindi, se si va alla ricerca dei fratelli significa che c’è anche la ricerca e la riscoperta del padre. Quindi oggi pomeriggio andremo alla riscoperta del padre. Si dice in un fioretto di San Francesco, quei raccontini che vennero subito messi per iscritto per ricordare  a livello popolare la figura del Santo, che un suo frate, Fra’ Masseo, lancia una sfida a San Francesco per vedere chi era più capace a dire “Padre Nostro”. “Allora metteremo un sassolino ogni qualvolta diremo “Padre Nostro””. Francesco accettò. La mattina seguente arrivò Fra’ Masseo e portò una ciotola piena di sassolini; Francesco lo guardò meravigliato e disse: “Ma come hai fatto? Io ho un solo sassolino perché quando ho cominciato a dire “Padre” era così bello e dolce dire “Padre” che mi sono fermato. Noi pensiamo che la Quaresima è la moltiplicazione delle preghiere. No! E’ dire la preghiera. Essere veri, autentici davanti a Dio, scoprire una relazione con Dio. Questo è quello che scopre San Francesco: la presenza del Padre. Il Vangelo parla anche di questo in una celeberrima parabola, chiamata del “Padre misericordioso” e la leggiamo: “Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato»”. Ad un certo punto il figlio maggiore dice “questo tuo figlio”, come il padre dice molto spesso nel quotidiano alla madre: “Tuo figlio”, appartiene a Te, non è più fratello. Oramai c’è una situazione che tutti dichiarano, tutti gli analisti della società dichiarano la scomparsa del padre. E’ la conseguenza di decine di anni in cui si è distrutta la figura del padre. Nel 1968 quando incominciò la contestazione prima a Parigi, la contestazione era contro l’autorità, sui muri di Parigi c’era scritto: “l’immaginazione al potere”, bisognava sentirsi liberi e quindi in tutte le Università si scioperava contro l’autorità e la prima autorità contro cui protestare era il padre, bisognava sentirsi liberi. Un professore che insegna oggi a Milano al San Raffaele, nel 1968 era studente, ascoltò un suo professore Lacan, docente di psicologia, che scandalizzò gli studenti perché diceva: “Non potete immaginare i danni che state facendo in questo momento, quando voi distruggete l’autorità del padre”. Uno psicologo avrebbe dovuto favorire le richieste degli studenti. Se il padre oggi è scomparso è perché nel tempo si è evoluta una presa di mira nei confronti della figura del padre come autorità. Se torniamo alla parabola si dice che il padre è morto perché il figlio ha chiesto di dividere il patrimonio. La morte del padre simbolicamente è rappresentata dalla richiesta della divisione del patrimonio. Non è forse vero che i figli dicono ai genitori “dammi” perché mi devo comprare una maglia firmata Gucci perché tutti ce l’hanno. Dammi i soldi perché devo comprare l’ultimo telefonino e passi e li vedi che non Ti danno retta perché piegati sul telefonino. Questo è un processo che è andato alla deriva per molti anni. Ma il padre della parabola cosa fa’ quando c’è la richiesta del figlio sul patrimonio. Il padre non lo trattiene. Il Padre lo fa’ partire. Qui c’è una considerazione molto importante e preziosa da fare. La madre è colei che da’ la vita, il padre è colui che rende possibile la vita nel futuro. La madre è possessiva, lo vorrebbe sempre legato a sé. Il padre rende possibile questo distacco dal cordone ombelicale. Se è un padre vero, lui rende il figlio libero verso un domani. Quando c’è veramente la figura del padre, questo garantisce il figlio, gli copre le spalle per il suo cammino futuro. Ti sono vicino perché tu faccia il tuo cammino. Il padre della parabola avrebbe potuto impedire al figlio di partire. Nonostante tutto ha fiducia in lui. Il compito del padre dovrebbe essere questo. Notate bene che il riferimento del padre del vangelo è quello di Dio padre, quando consente al figlio e non proibisce. Il sogno di Dio Padre è quello che il figlio possa sviluppare il suo sogno, senza legare. Lui vorrebbe che il figlio facesse veramente ciò per cui è chiamato, altrimenti se noi pensiamo ad un Dio che vuole tutti sottomessi avremmo un padre legato all’autoritarismo, che comanda e non un padre legato all’autorità. Poi tornando alla parabola, i soldi finiscono e sono costretto a tornare dal padre, a fare lo schiavo. Voi forse pensate che era tornato perché pentito? No! Perché aveva fame. Il padre lo vedeva morto. Il figlio maggiore  si scaglia contro il padre perché il figlio che aveva sperperato tutto con le prostitute non dovesse ricevere un trattamento buono con il vitello grasso e la festa. Sapete che concetto abbiamo di Dio in questi casi? Che Dio punisca, mentre Dio, da Padre, punisce la trasgressione con il perdono. Uno si aspetterebbe che facesse la ramanzina, che chiedesse perdono e poi Dio mi viene incontro. Dio Ti punisce con il perdono. Tu pensi che vieni in Chiesa per essere perdonato, mentre Dio Ti ha già perdonato. Un padre vero deve punire gli errori del figlio con il perdono. Se non sa fare questo non è un vero padre. Colui che è capace di abbracciare il figlio perduto è vero padre, un padre se è padre abbraccia suo figlio che ha sbagliato. Ripeto qui c’è un doppio registro, quello del padre e quello di Dio Padre, perché non è solo un Padre che dice la regola; un padre deve saper dire anche di no: non devi tornare dopo mezzanotte; ma deve essere capace anche di abbracciare suo figlio. La parabola dice che c’è un vizio peggiore: la scena cambia quando inquadra il figlio maggiore, sempre fedele al padre. Tuo figlio che ha dilapidato il patrimonio con le prostitute gli fai festa. Qui c’è un rischio maggiore di sbagliare: il non vivere. C’è un modo peggiore di essere figlio, quello di vivere in famiglia come schiavo, non vivere, non si sentiva figlio. Questo è rimasto in casa, ma non ha mai vissuto. C’è un modo peggiore di chi ha sbagliato, cioè di vivere come un peso: vado a scuola è un peso, vado a lavorare e ci vado come un peso, lavo i piatti è un peso. Questo non garantisce nulla, quando si vive come un peso davanti alla vita. Allora il padre vorrebbe dire “Tu sei mio figlio, tutto quello che è mio è tuo; non te ne sei accorto?”. Non si sentiva figlio perché non riconosceva il padre. Ecco perché dicevo all’inizio con Francesco è una cosa bella quando dice “ho un Padre”. Puoi dire mille volte il Padre Nostro, ma non Ti accorgi che hai un Padre e Tu sei figlio. Nella mitologia classica Sofocle ha scritto la tragedia “Edipo Re”, in cui si parla della morte del padre, perché Edipo uccide il padre non sapendolo. Una veggente predice che un giorno Edipo ucciderà il padre e sposerà la madre. Per questo il padre lo manderà molto lontano a morire; invece non muore, torna, fa una lotta e uccide il padre, sposando poi la madre. Anche in questa cultura c’è la morte di un padre 5 secoli prima di Cristo. Ma ciò che intendo sottolineare è che quando Edipo viene  scoperto quale parricida e incestuoso, la conseguenza è la punizione: fuggiasco e vagabondo diventerà cieco. Questa è la grande differenza: il Dio pagano condanna il figlio che ha fatto queste cose orribili; mentre il Dio cristiano abbraccia il figlio che si è smarrito e lo perdona. Quando hai paura di Dio, hai paura del Dio pagano; ma non hai ancora accolto e apprezzato la novità del vangelo, cioè la rivelazione di Dio nel figlio, Gesù Cristo, che ha consegnato a Noi. Se hai paura della punizione di Dio in quel momento confondi il Dio di Gesù Cristo con il Dio pagano. Per i Greci era normalissimo. Agli occhi di Gesù il padre è diverso. Ecco perché è dolce il Padre che scopre San Francesco. Questa è la riscoperta del Padre. Dio è padre perché ha cura dei suoi figli, che non punisce, ma che lascia spazio di vita, fa festa. Fare festa, non punire. Dice il salmo: il peccato è alle spalle, non lo vedo più, non c’è più. Bisogna guardare avanti, non al passato. Dobbiamo imparare a dire Padre, se vogliamo dare un senso alla Nostra vita e guardare al futuro.

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Bookforum “Canto di Natale” di Charles Dickens

Questa sera nella sala del Presepe di Cardile si è tenuto il consueto incontro mensile per discutere sul libro “Canto di Natale” di C. Dickens. La presentazione del libro sia per la trama che per il messaggio in esso contenuto è stata affidata al parroco don Angelo Imbriaco: Il protagonista Scrooge, mentre rincasa una sera gli appare il fantasma di Marley, socio in affari, morto 7 vigilie di Natale prima. Ha una visione tremenda e terrificante e lo spirito gli rivela la sua condizione di condannato a vagare per il mondo senza vedere la luce di Dio per non aver fatto quel bene che in vita avrebbe potuto dividere con gli altri sulla terra e fare la sua felicità, invece di pensare solo al denaro. L’unico sollievo che portava a Scrooge era di poterlo ammonire di non fare la sua stessa fine, annunciandogli la visita di tre spiriti. Scrooge sembra sollevato e si corica. Scrooge era un ricco, avaro ed egoista vecchio finanziere di Londra. Non spende nulla nemmeno per sé e per il quale il Natale è una perdita di tempo. Alla vigilia di Natale al suo umile impiegato, al quale dava uno stipendio da fame, concede la vacanza solo per il giorno di Natale. Guardava storto, incontrando la gente, tutti coloro che intonavano il canto di Natale. Significativo è l’incontro con l’affettuoso nipote che lo invita a trascorrere il Natale da lui. Tre fantasmi tormentano Scrooge: il fantasma del passato, quando gli vengono rievocati i sogni dell’infanzia con l’affetto della madre e della sorella nella sua famiglia, l’amore della fidanzata, una ragazza povera e orfana, il cui amore venne tradito quando da povero divenne ricco. Tutto ciò portò Scrooge ad uno stato di infelicità e di rimorso per i sogni infranti. Poi, lo tormenta il fantasma del presente attraverso l’immagine della famiglia dell’impiegato Bob, dove percepisce che in essa, da povera qual’era, c’ra aria di serenità e di allegria, quello che non aveva lui con tanti soldi e maggiormente era stato colpito dal piccolo storpio Tim che sprizzava una genuina gioia per il Natale nonostante la sua condizione fisica infelice. Inoltre, verificava nella famiglia del nipote Fred, anche lì, una situazione di felicità, ma nello stesso tempo di ironia da parte del nipote, anche se il nipote era affettuoso nei suoi confronti visto che diceva che comunque il prossimo anno lo avrebbe invitato. Infine, il fantasma del futuro che gli fa vedere alcune immagini prossime: la morte di un vecchio molto tirchio, deriso e odiato da tutti, la derisione dei colleghi banchieri, del creditore e di alcuni domestici che si spartiscono i beni del defunto, la famiglia di Bob, l’impiegato, distrutta dalla morte del piccolo Tim, la tomba di Scrooge con il solo nipote Fred a trovarlo, ma felice per l’eredità. Dopo tutto questo si ravvede, regala un grosso tacchino alla famiglia dell’impiegato, mostra cordialità con tutti per la strada, fa beneficenza a coloro che gli avevano chiesto offerte, va a pranzo dal nipote, aumenta lo stipendio all’impiegato, aiuta il piccolo Tim. Il messaggio. Scrooge si converte non certamente per i tre fantasmi, che rappresentano la sua coscienza che lo tormenta. Ciò che lo fanno riflettere sono i messaggi che Dio gli manda, fa’ attenzione a tutte le occasioni, le persone, le esperienze, gli incontri che sono dei veri e propri segnali di Dio per la vita, non sono “sciocchezze” come era solito dire Scrooge.  Ciò che fa cambiare pensiero a Scrooge è la storia del piccolo Tim, il quale pur essendo storpio viveva con gioia il Natale. Altro messaggio sono i rimpianti della vita. Alla fine soffre nella vita chi non ha vissuto in pieno in maniera felice. Il recupero dei sogni della vita è di fondamentale importanza, perché uccidere i sogni significa uccidere la vita. L’importante non è mettere al centro della propria vita gli idoli come il denaro, ma la missione per gli altri, “l’umanità avrebbe dovuto essere il mio affare” come Gesù dice ai suoi discepoli “ti farò pescatore di uomini”. Altro messaggio “essere felici, riconoscenti, buoni l’uno con l’altro, contenti del presente”, senza temere i giudizi degli altri (“nulla di buono succede senza che qualcuno si prenda il gusto di ridere”).

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3^ lezione: “Perché si è persa la fratellanza”

Lo scorso 10 gennaio 2018  si è svolta la 3^ lezione di don Angelo sul “Perché si è persa la fratellanza”

I personaggi della scrittura sono paradigmatici nel senso che un personaggio delle scritture si ripresenta come modello nella storia delle persone. Giuseppe interpretando il sogno del Faraone diventa ministro del regno e gestisce il periodo della carestia. Alcuni anni dopo la carestia spinse i fratelli di Giuseppe, eccetto Beniamino, a cercare cibo in Egitto. Giuseppe, non riconosciuto li fece incarcerare e, tenendo in ostaggio uno di loro chiese che tornassero a trovarlo insieme al loro fratello più piccolo Beniamino. Giuseppe liberò tutti i fratelli ma con un espediente (un furto simulato) fece accusare  Beniamino per trattenerlo. A questo punto Giuda, uno dei nove fratelli, si offrì al suo posto rivelando che il padre sarebbe potuto morire alla notizia della perdita di un altro figlio, tanto era stato il dolore per la scomparsa dell'amato figlio Giuseppe. Giuseppe, constatando il cambiamento dei fratelli e commosso dal loro atteggiamento protettivo nei confronti di Beniamino, decide di perdonare i suoi fratelli e di accoglierli insieme al vecchio padre Giacobbe. Colpo di scena finale quando Giuseppe ritrova i fratelli. Uno si aspetterebbe che Giuseppe chiedesse ai fratelli di mettersi in ginocchio, affinché chiedessero perdono in modo da farsi giustizia. Ma questa sarebbe stata una giustizia camuffata da vendetta. Spesso in Tv si è soliti ascoltare i familiari delle vittime di mafia dire “non vogliamo vendetta, ma giustizia”; ma questa non è giustizia. Giuseppe avrebbe potuto ragionare nello stesso modo; invece, abbraccia i fratelli e piange con loro: “non siete stati voi”, non li accusa, ma li scusa, dicendo che Dio lo aveva mandato lì per salvare il popolo dalla carestia. Molto spesso quando ci capita qualcosa ci chiediamo: “ma Dio che cosa vuole da me?”. Direbbe Manzoni ne “I Promessi sposi” a proposito della Provvidenza che “i guai quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore”, cioè Dio non manda mai una disgrazia se non per la realizzazione di un bene futuro. In definitiva Dio vuole far uscire da una situazione negativa qualcosa di buono. Si comprende che la tua vita è fatta per far sviluppare il bene anche attraverso qualcosa di negativo. La presenza sulla terra di ognuno è quella di arricchire oggi il mondo con un bene migliore rispetto a ieri. Questa è una possibilità che Dio da a tutti. In questo modo si comprende che è possibile ricostruire una relazione interrotta con i fratelli. Certe volte siamo capaci di impuntarci su certe situazioni su cui abbiamo ragione per una vita intera. Vuoi recuperare i fratelli, allora devi guardare il bene che puoi fare oggi. Recuperare i fratelli si fa’ senza indagare e accusare, il sogno di Giuseppe è quello di ritrovare i fratelli; come? Non partendo dal giudizio di come si sono comportati. Qual’è la differenza tra fratelli e amici? L’amico te lo scegli, i fratelli non si scelgono. Due cose non si possono scegliere dove nascere e la morte. Il fratello lo trovi, non lo scegli. L’unico modo per ritrovarlo è quello di accettarlo. Il fratello lo devi accettare così com’è, con tutti i suoi limiti anche se provoca fastidio. Accettarli in modo incondizionato. Giuseppe li ha accolti, li ha accettati. Il tuo paese lo accetti, lo accogli così com’è. Non puoi allontarti. La tua famiglia è questa non puoi scappare, ma la devi accettare com’è. Devi accettare la storia che Dio ti ha mandato; solo così potrai recuperare i tuoi fratelli, senza giudizio. Quando il Vangelo dice: “Siate perfetti”, non chiede la perfezione che nessuno possiede, ma vuole intendere “siate misericordiosi come è misericordioso il Padre che è nei cieli”. Quando nutri sentimenti di misericordia verso chi ti ha offeso sei perfetto. Etty Hillesum che è vissuta in un momento storico di distruzione del senso dell’umanità, perché ebrea, quando ragionava con gli altri diceva sempre che non nutriva odio, perché solo se nasceva un sentimento diverso dall’odio nei confronti di coloro che ci sbranano è possibile realizzare una sopravvivenza. Lo diceva da ebrea, innamorata di Cristo. Una ragazza pakistana di nome Malala si dava da fare perché le ragazze pakistane andassero a scuola contro la volontà dei talebani che preferivano che il popolo vivesse nell’ignoranza, venne colpita da un proiettile di un fanatico, ma si salvò e venne premiata con il premio Nobel per la pace. Alle Nazioni Unite dove venne ospitata  così dichiarò: “Cari fratelli e sorelle, io non sono contro nessuno. Né sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i talebani o qualsiasi altro gruppo terroristico. Sono qui a parlare per il diritto all'istruzione per tutti i bambini. Voglio un'istruzione per i figli e le figlie dei talebani e di tutti i terroristi e gli estremisti. Non odio nemmeno il talebano che mi ha sparato. Anche se avessi una pistola in mano e lui fosse in piedi di fronte a me, non gli sparerei. Questo è il sentimento di compassione che ho imparato da Maometto, il profeta della misericordia, da Gesù Cristo e Buddha. Questa è la spinta al cambiamento che ho ereditato da Martin Luther King, Nelson Mandela e Mohammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non violenza che ho imparato da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è ciò che la mia anima mi dice: stai in pace e ama tutti”. Lei cita persone di varie religioni, ma c’è un denominatore comune che parla di pace e di perdono. Puoi recuperare i sentimenti di pace e di perdono solo quando lo scopo della tua vita si fonda sulla misericordia.

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Messaggio per il nuovo anno dall’omelia di don Angelo

La prima parola che riscontriamo nelle sacre scritture del 1° dell’anno è la parola “benedizione”. Il Signore benedice, cioè “benedire” significa “dire bene”, “parlare bene di qualcuno”. Quindi, significa che Dio dice bene di me. Quando andiamo in Chiesa abbiamo di Dio un concetto sbagliato, perché siamo portati a pensare che Dio ci controlla e quindi siamo portati a pensare che dobbiamo verificare prima se la nostra coscienza sia pulita. Invece, la cosa straordinaria è che Dio non ti controlla, ma ti benedice, perché parla bene di te. Può essere che per una intera settimana hai disprezzato il tuo comportamento, mentre Dio parla bene di te. La cosa straordinaria è sentire a messa che nonostante tutto Dio ha stima di te e dice bene di te. Tu sei portato a “maledire”, cioè a dire male e a maledire la tua vita e la tua storia, la tua famiglia, il tuo paese e tutte le persone che infastidiscono la tua vita; ma Dio cerca di far capire che nonostante le avversità, le sfortune della vita, che molto spesso imputiamo a Dio o agli altri, ma che in verità scaturiscono solo dalla vita, dobbiamo accettare le difficoltà quotidiane come una benedizione. Il messaggio per questo nuovo anno è che il male deve essere trasformato da noi in bene, che le negatività debbono essere considerate non come una sfortuna, ma come positività, come qualcosa che grazie al Nostro essere ottimisti, riusciamo a trarre dal male il bene.

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Messaggio di don Angelo ai fedeli nella notte di Natale

I fedeli presenti alla messa della Notte di Natale senza dubbio sono stati colpiti dalle parole di don Angelo, che con due immagini folgoranti ha reso molto bene il significato della venuta di Gesù e il suo incontro con l’umanità. La prima faceva riferimento ad una favola “ribaltata” di Kierkegaard, un filosofo danese, raccontando la storia di un un re che si era innamorato di una bellissima giovane del suo popolo. Il re, però, era angosciato perché il suo amore non sarebbe stato mai corrisposto visto i differenti ceti sociali. Il re avrebbe potuto anche invitare la popolana ad andare ad abitare nella sua reggia; invece Kierkegaard apre alla storia un finale “alternativo”: il re supera la sua angoscia e si spoglia delle sue vesti regali, lascia la sua reggia e come un mendicante si reca alla porta della casa della povera donna per dirle: “Ora sono povero come te, mi vuoi sposare?” L’amore di Dio ha utilizzato questa seconda possibilità che noi non prenderemmo proprio mai in considerazione per mandare suo figlio sulla terra. Dio da grande si è fatto minuscolo per sposare me misero, Dio da re si è fatto pezzente, “dalle stelle alle stalle”, Dio dall’ ordine del cielo è venuto nel disordine della storia per dire: “Vedi, ora sono povero come te, sposiamoci! Vengo io a casa tua". Il Natale è questo: un Dio che con umiltà si abbassa verso l’umanità attraverso l’innocenza disarmante di un bambino e va preparato perché è un modo di intendere la vita: se Dio mi ama tanto da incarnarsi per me, da prendere casa nel mondo, non è bene che sia io a non apprezzarmi, che io non mi stimi.  Se addirittura Dio mi stima, perché io non devo apprezzare me stesso? L’altra immagine ripresa da una scritta dal monastero di Subiaco dice: “Più il cielo è scuro, meglio vedrai brillare le stelle”. E’ questo l’augurio del Nostro parroco, cioè che nonostante le difficoltà della Nostra vita, nonostante gli ostacoli quotidiani, dobbiamo affrontare la vita come un viaggio con i suoi momenti bui, perché con la perseveranza si riuscirà meglio a vedere brillare le stelle nel cielo. Questo è il significato del Natale.

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2^ lezione: “Perché si è persa la fratellanza”

Lo scorso 13 dicembre 2017  si è svolta la 2^ lezione di don Angelo sul “Perché si è persa la fratellanza”

La Bibbia dopo la storia di Caino e Abele tratta di altri capostipiti quali Abramo, da cui nacque poi Isacco e poi Giacobbe, da cui prese il nome Israele. Giacobbe ebbe due mogli da cui ebbe 12 figli. I più piccoli della seconda moglie erano Giuseppe e Beniamino. La Bibbia racconta che Giuseppe faceva dei sogni strani, come descritto nella Genesi: “Giuseppe all'età di diciassette anni pasceva il gregge insieme ai fratelli. Era giovane e stava con i figli di Bila e i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Ora Giuseppe riferì al padre le chiacchiere sul loro conto. Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio che ebbe in vecchiaia, e gli aveva fatto una veste dalle lunghe maniche. I suoi fratelli, vedendo che il padre amava lui più di tutti gli altri figli, lo odiavano e non riuscivano a parlargli fraternamente. Accadde che Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor di più. Disse dunque loro: "Ascoltate il sogno che ho fatto. Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand'ecco il mio covone si alzò e restò in piedi e i vostri covoni vennero intorno e si inginocchiarono davanti al mio". Gli dissero i suoi fratelli: "Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?". Lo odiarono ancora di più a causa delle sue parole e dei suoi sogni. Quando Giuseppe va alla ricerca dei suoi fratelli e questi lo vedono arrivare da lontano esclamano: “Il sognatore arriva”. Questa frase indica che Giuseppe era un sognatore. La vita senza sogni non ha un senso. Gli animali nei loro comportamenti si affidano all’istinto, mentre gli uomini sono liberi e la libertà significa sognare. Una volta si pensava che raggiungere la luna fosse impossibile, la scienza è andata avanti. Quando Cristoforo Colombo fece intendere circa la possibilità dell’esistenza di un’altra terra oltre il mare, alcuni dissero che questo non interessava, altri non volevano rischiare, mentre lui ci credette e volle partire, come anche Alessandro che conquistò il mondo di allora; personaggi che hanno cambiato il corso della storia perché ci hanno creduto: se tu ti accontenti di una vita mediocre il mondo non farà mai un passo in avanti. Così i “martiri” della Chiesa hanno creduto nel Vangelo, sognando di cambiare il mondo e di raggiungere qualcosa di bello. Roma o Bisanzio o Alessandria d’Egitto custodivano biblioteche importanti e quando furono assediate gli invasori per prima cosa distrussero le biblioteche che custodivano i sogni di un popolo, in modo da distruggere la speranza per qualcosa di nuovo. La cosa più triste per una persona è quando si dice che non ci sono i sogni o la speranza. Il Papa dice sempre ai giovani di non lasciarsi rubare la speranza, perché altrimenti tutto il futuro muore. Perché i sogni si possano realizzare ci sono due condizioni: 1. è necessario un lungo viaggio per raggiungere un traguardo finale: l’Odissea. Il Papa dice che il tempo è superiore allo spazio, perché nel tempo si possono fare i passi adeguati per raggiungere qualcosa di importante. 2. Vuoi realizzare i tuoi sogni? Devi superare gli ostacoli, devi prendere anche delle bastonate. Molto spesso ci chiediamo “ma chi me lo fa fare?”. Se credi l’unico mezzo per raggiungere la realizzazione dei sogni è la tenacia. Se ti sembra che non ce la fai, questa situazione si chiama tentazione, ma devi accettare la fatica per poter andare avanti, anche quando dici che non ce la fai. Quella è la prova, se il sogno è importante. Dice Sant’Agostino che il sogno deriva dalle stelle che deriva dal latino “sidera” (desiderio): se hai un sacco piccolo ci metti poco, ma se il tuo sacco è grande sogni in grande, cerca di allargare il tuo sacco. “Più è scuro il cielo più splendono meglio le stelle”: quando più vedi scuro più vedi meglio il tuo sogno (le stelle). Giuseppe è un sognatore perché è andato alla ricerca dei fratelli. Giuseppe fu venduto dai fratelli senza essere ucciso, facendo credere al padre che era stato sbranato da una belva. Giuseppe in Egitto sognava in grande e venne preso in ben volere dal Faraone, il quale fece un sogno che fu spiegato al Faraone stesso da Giuseppe: le sette vacche grasse rappresentavano un periodo di abbondanza, mentre le sette magre il periodo di carestia e la stessa cosa rappresentavano le sette spighe piene e le sette spighe vuote. Si consigliava pertanto di raccogliere durante il periodo di abbondanza per conservare i beni nel periodo della carestia. Puoi cercare tuo fratello se veramente lo hai desiderato, proprio come fa’ Giuseppe che si mette alla ricerca dei suoi fratelli nonostante tutto. Il vero sogno non è quello egoistico, ma quello che diventa progetto di vita, perché rende il mondo più bello, più armonioso, più sereno. Questo è il sogno che devi conservare dentro di te.

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I 25 anni di permanenza a Cardile di don Angelo

Ringraziamento a Don Angelo espresso durante la celebrazione eucaristica nel giorno dell'Immacolata

"Caro don Angelo, insieme agli iscritti al Terz'Ordine carmelitano di Cardile, Vogliamo esprimere nei Vs. confronti un profondo senso di gratitudine per averci accompagnati durante gli ultimi cinque anni di formazione. Vogliamo ricordare alcuni Vostri insegnamenti che hanno segnato e segnano ancora l'animo di chi ascolta le Vostre parole così incisive che lasciano riflettere e meditare. La Vostra attenzione si è fermata sulla lontananza dei fedeli dalla Chiesa ed avete proposto che per favorire un riavvicinamento di chi è lontano e perché la Chiesa intesa come comunità di fedeli sia credibile, è necessario che Essa si poggi su tre colonne portanti: 1. sulla felicità, affinché annunci la Buona Novella e non sia espressione di cristiani tristi, ma gioiosi; 2. sulla libertà, non intesa come lo svincolarsi da chi comanda, ma come il servizio reso nella giustizia e nella verità, che a sua volta ci rendi liberi; 3. sull'autenticità: una Chiesa autentica, senza maschere e infingimenti, è credibile se testimonia non a parole, ma nei fatti il messaggio evangelico di cui è portatrice, proprio come dimostra Papa Francesco con il suo atteggiamento nei confronti degli ultimi e delle periferie. E ancora, da padre amorevole, avete sostenuto chi è in difficoltà nella vita, in quanto Dio ci chiama a credere nelle Nostre capacità e possibilità. Ci avete detto che Dio ci valorizza anche quando Noi ci sentiamo inadeguati o inutili, perché queste situazioni di precarietà cerca di imporcele il male per distruggere la vita di ognuno di Noi. Nella partecipazione al banchetto della comunione avete ribadito come la comunione non è il premio che deve ricevere chi è più bravo di un altro, che    non è degno di partecipare alla mensa di Gesù, ma la comunione deve essere vista come lo strumento che allevia le pene e le sofferenze a chi è stanco nella vita per prendere una nuova energia, come viatico per il lungo viaggio. A Cristo non interessano i peccati, ma il peccatore per la sua salvezza. Infine, ci avete insegnato come vivere la carità attraverso l'episodio evangelico della moltiplicazione dei pani, quando Gesù ha dimostrato come il poco che si possiede da ognuno diventa molto e se è condiviso è capace di sfamare tutti in abbondanza. La condivisione è il segreto e il vero miracolo della carità per una società fondata sull'uguaglianza sociale. Nell'ultimo incontro ci avete insegnato come il valore della fratellanza si perde nel momento in cui ci si attacca ai beni materiali, che nella vera fratellanza hanno una "destinazione universale". Per tutto questo la Comunità di Cardile Vi è grata e Vi custodisce nel suo cuore. Grazie don Angelo!!!"

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1^ Lezione sulla “Fratellanza”

Lo scorso 22 novembre si è svolta la 1^ Lezione sulla “Fratellanza” tenuta da don Angelo Imbriaco.

Perché si è persa la fratellanza?

Il primo motivo

della perdita della fratellanza è l'attaccamento ai beni materiali. Secondo un motivo rabbino il mondo venne diviso in due parti: a Caino venne dato ciò che non si muoveva (terra), ad Abele ciò che si muoveva (animali). Una pecora bruca in un terreno; Caino si infuria e ne chiede spiegazione ad Abele. Anche Abele chiede perché Caino si veste con pelli di animali; nasce la lite e Caino uccide Abele. Nel Vangelo sta scritto: “O state con Dio o con Mammona (il Dio denaro). Perché esistono le guerre, per amor di patria? No! Per interessi. San Francesco disse: “Io non voglio possedere nulla, perché se possiedo qualcosa la devo difendere o con la legge o con le armi”. L'unico modo per vivere da fratelli è di rinunciare a possedere i beni materiali. San Francesco si poteva permettere di fare tale affermazione perché era un uomo di Dio; la sua regola era quella di non possedere nulla.

Anche Papa Francesco dice che se abbiamo diritto a una casa o a uno stipendio, questi soldi di chi sono se non di tutti come afferma anche il Catechismo della Chiesa cattolica, quando parla di “destinazione universale dei beni”. La proprietà privata è un diritto, ma che comunque appartiene a tutti. I primi cristiani portavano ai piedi dell'altare tutti i loro averi, tutte le proprietà possedute, perché fossero motivo di condivisione con coloro che non possedevano nulla, affinché si stabilisse un principio di uguaglianza attraverso la distribuzione equa dei beni in modo da arrivare ad un punto di equilibrio tra la ricchezza e la povertà. Beni come l'acqua o il sole non sono beni privati, ma hanno una destinazione universale; eppure c'è il commercio dell'acqua o guerre per il controllo e l'approvvigionamento di un bene essenziale per la vita dell'uomo. La condivisione dei beni è l'unico modo per vivere in armonia. Si racconta un episodio che cambiò totalmente la vita dello scrittore Tolstoj; mentre un giorno camminava su un ponte vide che un suo compagno dava dei soldi a un mendicante, accorgendosi poi che mentre l'uno aveva dato un euro, cioè tutto quello che aveva, l'altro aveva dato 50, una parte, il superfluo di quello che possedeva in quel momento. Fu talmente colpito da quell'episodio dove una persona si era privato dell'essenziale per aiutare un povero che Tolstoj decise di abbandonare gli ultimi mesi prima di morire la propria famiglia per vivere in una zona deserta. Ciò dimostra il principio che quello che ho non è per me, ma per tutti.

Il secondo motivo.

Secondo i racconti rabbini Adamo ed Eva erano morti e Caino e Abele dovevano dividersi i beni. Abele disse che siccome era il primogenito gli spettava il doppio. Caino non fu d'accordo e per questo l'uccise. Per un metro di terra insorgono le inimicizie perché l'eredità non è stata divisa in modo giusto; oggi ci sono fratelli e sorelle che sono nemici e non si parlano per motivi ereditari.

Il terzo motivo.

Caino e Abele dovevano scegliere un luogo dove costruire un tempio. Caino disse che si doveva costruire nel suo territorio perché la sua presenza sarebbe stata una benedizione per la sua terra. Abele si oppose per avere la benedizione dalla sua parte e così Caino uccise Abele. La fratellanza si perde in nome di Dio; si uccide in nome di Allah o di Gesù Cristo. Le storture della religione hanno prodotto le guerre di religione in nome di un Dio che invece è il Padre di tutti.

Il quarto motivo.

La quarta causa di conflitto per cui si perdono i fratelli secondo il motivo rabbino è la donna. Oltre a Caino e Abele erano nate due gemelle, una bellissima presa in moglie da Abele e l'altra bruttissima presa in moglie da Caino. Per il fatto che Abele volle quella più bella Caino uccise Abele. La rovina delle famiglie sono le donne. La gelosia nasce per una donna e di conseguenza si uccide per gelosia di una donna.

Dopo aver ucciso Abele, Caino accusa Dio per il suo omicidio appena Dio gli chiede dov'era il fratello. Accusa Dio perché non aveva fermato la sua mano, scarica la colpa su Dio, come avviene tra i fratelli, quando è importante che ognuno faccia il “mea culpa” essendo responsabile per le proprie azioni.

Terz'Ordine carmelitano

“E. Stein” - Cardile (SA)

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