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Bookforum “Canto di Natale” di Charles Dickens

Bookforum “Canto di Natale” di Charles Dickens

Questa sera nella sala del Presepe di Cardile si è tenuto il consueto incontro mensile per discutere sul libro “Canto di Natale” di C. Dickens. La presentazione del libro sia per la trama che per il messaggio in esso contenuto è stata affidata al parroco don Angelo Imbriaco:
Il protagonista Scrooge, mentre rincasa una sera gli appare il fantasma di Marley, socio in affari, morto 7 vigilie di Natale prima.
Ha una visione tremenda e terrificante e lo spirito gli rivela la sua condizione di condannato a vagare per il mondo senza vedere la luce di Dio per non aver fatto quel bene che in vita avrebbe potuto dividere con gli altri sulla terra e fare la sua felicità, invece di pensare solo al denaro. L’unico sollievo che portava a Scrooge era di poterlo ammonire di non fare la sua stessa fine, annunciandogli la visita di tre spiriti. Scrooge sembra sollevato e si corica.
Scrooge era un ricco, avaro ed egoista vecchio finanziere di Londra. Non spende nulla nemmeno per sé e per il quale il Natale è una perdita di tempo. Alla vigilia di Natale al suo umile impiegato, al quale dava uno stipendio da fame, concede la vacanza solo per il giorno di Natale. Guardava storto, incontrando la gente, tutti coloro che intonavano il canto di Natale. Significativo è l’incontro con l’affettuoso nipote che lo invita a trascorrere il Natale da lui.
Tre fantasmi tormentano Scrooge: il fantasma del passato, quando gli vengono rievocati i sogni dell’infanzia con l’affetto della madre e della sorella nella sua famiglia, l’amore della fidanzata, una ragazza povera e orfana, il cui amore venne tradito quando da povero divenne ricco. Tutto ciò portò Scrooge ad uno stato di infelicità e di rimorso per i sogni infranti. Poi, lo tormenta il fantasma del presente attraverso l’immagine della famiglia dell’impiegato Bob, dove percepisce che in essa, da povera qual’era, c’ra aria di serenità e di allegria, quello che non aveva lui con tanti soldi e maggiormente era stato colpito dal piccolo storpio Tim che sprizzava una genuina gioia per il Natale nonostante la sua condizione fisica infelice. Inoltre, verificava nella famiglia del nipote Fred, anche lì, una situazione di felicità, ma nello stesso tempo di ironia da parte del nipote, anche se il nipote era affettuoso nei suoi confronti visto che diceva che comunque il prossimo anno lo avrebbe invitato. Infine, il fantasma del futuro che gli fa vedere alcune immagini prossime: la morte di un vecchio molto tirchio, deriso e odiato da tutti, la derisione dei colleghi banchieri, del creditore e di alcuni domestici che si spartiscono i beni del defunto, la famiglia di Bob, l’impiegato, distrutta dalla morte del piccolo Tim, la tomba di Scrooge con il solo nipote Fred a trovarlo, ma felice per l’eredità.
Dopo tutto questo si ravvede, regala un grosso tacchino alla famiglia dell’impiegato, mostra cordialità con tutti per la strada, fa beneficenza a coloro che gli avevano chiesto offerte, va a pranzo dal nipote, aumenta lo stipendio all’impiegato, aiuta il piccolo Tim.
Il messaggio.
Scrooge si converte non certamente per i tre fantasmi, che rappresentano la sua coscienza che lo tormenta. Ciò che lo fanno riflettere sono i messaggi che Dio gli manda, fa’ attenzione a tutte le occasioni, le persone, le esperienze, gli incontri che sono dei veri e propri segnali di Dio per la vita, non sono “sciocchezze” come era solito dire Scrooge.  Ciò che fa cambiare pensiero a Scrooge è la storia del piccolo Tim, il quale pur essendo storpio viveva con gioia il Natale. Altro messaggio sono i rimpianti della vita. Alla fine soffre nella vita chi non ha vissuto in pieno in maniera felice. Il recupero dei sogni della vita è di fondamentale importanza, perché uccidere i sogni significa uccidere la vita. L’importante non è mettere al centro della propria vita gli idoli come il denaro, ma la missione per gli altri, “l’umanità avrebbe dovuto essere il mio affare” come Gesù dice ai suoi discepoli “ti farò pescatore di uomini”. Altro messaggio “essere felici, riconoscenti, buoni l’uno con l’altro, contenti del presente”, senza temere i giudizi degli altri (“nulla di buono succede senza che qualcuno si prenda il gusto di ridere”).


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